“C’è chi la considera la Mesopotamia italiana, perché è una lingua di terra fertile compresa tra due fiumi”. Così inizia il suo racconto Gabriella, che ci guida nella zona dove il Po e l’Adige fanno la parte del Tigri e dell’Eufrate. Ma qui, a Pincara, sono le acque del Canal Bianco a scintillare sotto il sole.

 

Notando il nostro interesse per quel tratto dell’idrovia navigabile Fissero – Tartaro – Canal Bianco – Po di Levante, che scorre parallela ai grandi fiumi collegando Mantova all’Adriatico, Gabriella riprende: “Sì, il Po e l’Adige sono soltanto una parte. Questa terra è interamente solcata da corsi d’acqua e canali di bonifica, che la segnano e si ramificano come i capillari in un tessuto. Non si può dire di conoscere davvero il Polesine se non si comprende il suo rapporto con le acque”.

 

Un rapporto di amore e odio ancestrali, che ci fanno accostare la zona anche ai Paesi Bassi. Idrovore monumentali, colossali opere di ingegneria idraulica restano a testimoniare un’atavica storia di lotta e conquista della terra dall’acqua, che a volte è tornata a rivendicare violentemente i suoi antichi possedimenti in terribili alluvioni.

 

TERRITORIO

 

È il suo stesso nome a ricordarcelo: il termine “Polesine” viene infatti dal latino “Pollicinum”, che vuol dire “terra paludosa”. A nord e a sud il territorio è delimitato dai due grandi fiumi, a est dall’Adriatico e dal Delta del Po. Anche se a ovest i confini col mantovano e con le valli veronesi sono meno netti, possiamo identificare il Polesine con la provincia di Rovigo, con qualche comune anche in quella di Venezia.

 

L’opera della natura e l’intervento umano hanno lentamente ma costantemente mutato la morfologia del territorio che si staglia davanti ai nostri occhi. Molte zone si sono abbassate a causa dei fenomeni di subsidenza (il progressivo sprofondamento di un’area dovuto alla compattazione dei materiali e ad estrazione di metano). 

 

La grande portata del primo e del terzo fiume italiano espandono costantemente il territorio polesano verso est, grazie ai sedimenti che si depositano alle foci. “Ne è un esempio la città di Adria, che in origine si affacciava sul mare e ora è quasi nel Medio Polesine”, ci ricorda Paolo. Secondo alcune fonti, per la sua posizione dal nome del secondo comune più popolato della provincia dopo Rovigo deriverebbe quello dell’intero Mare Adriatico.

 

 

Il panorama che ci troviamo di fronte è completamente pianeggiante, a perdita d’occhio. Colture di ortaggi e campi di frumento, mais e riso si alternano a frutteti di mele, pere e pesche, rivelando una vocazione prettamente agricola. I borghi si fanno meno frequenti man mano che dall’Alto Polesine (Badia Polesine, Trecenta, Fratta Polesine, Pincara) passiamo per il Medio Polesine (Arquà Polesine, Rovigo, Guarda Veneta, Crespino) e ci avviciniamo al Basso Polesine (Adria, Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle).

 

Il terreno è solcato da una miriade di corsi d’acqua, paralleli ai quali corrono la maggior parte delle strade: fiumi, torrenti e una fitta rete di canali di bonifica, realizzati in gran parte già dalla Repubblica di Venezia. Ampie porzioni del Delta sono infatti al di sotto il livello del medio mare. L’uomo qui ha prodotto opere immense che hanno fortemente ridisegnato il territorio, a partire, per esempio, dal Taglio di Porto Viro (una deviazione del fiume Po realizzata all’inizio del 1600 dalla Repubblica di Venezia scavando un canale di 7 km) fino alle grandi idrovore con tecnologie sempre più moderne, come documentato nel Museo regionale veneto della bonifica nell’ex idrovora di Ca’ Vendramin a Taglio di Po.

 

 

Il panorama del Delta polesano fa storia a sé. “In realtà, considerando il territorio compreso attualmente tra i rami del fiume, esiste un solo Delta del Po, ed è interamente contenuto nel Polesine, ci corregge orgoglioso Paolo. “Qui il territorio cambia: questo è il regno dell’acqua”. I rami del grande fiume diventano enormi e il reticolato di canali, sempre più fitto, si trasforma in suggestive lagune costellate da isolotti verdi che emergono sparsi. All’interno della zona si snoda una intricata rete di stradine, le vie delle Valli, attraversando le quali sembra davvero di muoversi sul pelo dell’acqua. Capanne di pescatori e allevamenti di molluschi si sostituiscono ai campi.

 

Siamo nel Parco Regionale Veneto del Delta del Po, zona umida di straordinaria importanza per la biodiversità, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1999, paradiso per l’avifauna dove ammirare fenicotteri rosa, garzette, aironi rossi, falchi di palude, svassi, cormorani, cavalieri d’Italia, avocette, spatole, ibis e altre centinaia di specie. 

 

STORIA

 

 

I Greci arrivarono nell’attuale Polesine tra XII e XI secolo a.C., seguiti dopo qualche secolo da Etruschi e Veneti. Per tutti loro il centro principale fu Adria. Sono tanti i reperti lasciati dagli Etruschi in particolare, che bonificarono le prime paludi con un sistema di canali in seguito ampliati dai Romani e usati per navigare da Ravenna ad Aquileia.

 

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’Adige e il Po mutarono il proprio corso e molte aree tornarono paludi. Il territorio fu diviso tra l’Esarcato di Ravenna e il Ducato di Ferrara, Modena e Reggio. Oltre che da varie alluvioni, la zona fu devastata dalla guerra tra gli Estensi e i Carrara per il dominio su Este

 

A quello degli Estensi seguì il dominio di Venezia, che riunificò la maggior parte dell’area. Caduta la Serenissima, anche il Polesine finì in mano all’Impero Austriaco. Per pochi anni fece parte della Repubblica e del Regno d’Italia creati da Napoleone, per poi entrare nel Regno Lombardo Veneto ed essere infine annesso all’Italia nel 1866 con la terza guerra d’indipendenza.

 

 

Pincara però è un paese abbastanza giovane, è stato fondato dagli Estensi dopo la rotta del Po del 1471”. Anna ha ragione: fu il Duca di Ferrara Ercole I d’Este a creare il Feudo. “Nel 1473 lo concesse al suo consigliere Guglielmo Pincaro di Parma. Ecco perché il paese si chiama Pincara”.

ARTE E ATTRAZIONI

 

 

 

Non sono certo pochi i luoghi interessanti da visitare nel Polesine. Chiediamo consiglio ad Anna. “Se passate a Fratta Polesine, proprio qui vicino, dovete assolutamente vedere Villa Badoer: è splendida! E come tutte le ville realizzate da Andrea Palladio è Patrimonio dell’Umanità Unesco. Ma non meno affascinanti sono altri edifici del luogo, dimore di famosi patrioti carbonari”.

 

A Badia Polesine, sull’Adigetto, possiamo invece ammirare la torre pendente e l’abside, resti di quella che fu l’importante abbazia della Vangadizza, originaria del X sec., mentre a Trecenta ci aspettano gli affreschi del XIV sec. nella Chiesa di San Maurelio nella frazione di Sariano e l’imponente Palazzo Pepoli. “Per la sua grandezza sembra più un castello, noi tutti lo chiamiamo affettuosamente Palazzon, sottolinea Anna.

 

“Anche il capoluogo è da visitare”. Rovigo ospita nell’ex Monastero degli Olivetani il Museo dei Grandi Fiumi, che collega le fasi evolutive della civiltà europea alle risorse rappresentate dai corsi d’acqua più grandi. Nella Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi possiamo invece ammirare centinaia di capolavori di artisti veneti realizzati fra il XV e il XVIII secolo. [immagine 400×400: “7-Rovigo-Tempio-della-Beata-Vergine-del-Soccorso-La-Rotonda.jpg” in drive] “E poi c’è la Rotonda! è la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, ma per la sua particolare forma ottagonale sembra un tempio. L’hanno completata nei primi anni del 1600 ed è diventata il simbolo della città.

 

Adria è una città ricca di ville, biblioteche e musei, come il Museo Archeologico Nazionale. Qui, nel Basso Polesine, oltre al Parco Regionale Veneto del Delta del Po e alle vie delle Valli, troviamo gli unici territori italiani in costante espansione, quelli di Ariano nel Polesine, Porto Viro e Porto Tolle.

 

TIPICITÀ

 

 

La zona del Delta è abitata soprattutto da ex agricoltori costretti ad abbandonare le terre e a dedicarsi alla pesca a causa delle varie alluvioni. Qui si è sviluppata una fiorente produzione di molluschi, in particolare nella Sacca di Scardovari, nel comune di Porto Tolle. “Il nome infatti deriva da quei pescatori che, non avendo mezzi per avventurarsi in mare, pescavano le scardove o scardole, pesci d’acqua dolce molto diffusi”, ci spiega Ugo. Non è un caso che tra le tipicità del Polesine troviamo la Cozza di Scardovari DOP, caratterizzata da una qualità superiore e un sapore particolarmente delicato.

 

Altre eccellenze sono le vongole veraci, il cefalo e il pesce azzurro. “Ma la maggioranza del territorio polesano ha vocazione agricola”, continua Ugo. “Infatti tra i migliori prodotti locali troviamo il Riso del Delta del Po IGP, molto saporito, caratterizzato da grande capacità di assorbimento, poca perdita di amido e resistenza durante la cottura”.

 

A questo aggiungiamo il Melone del Delta Polesano, dolce e aromatico, con la peculiare buccia liscia, l’Insalata di Lusia IGP, fresca e croccante, e la Zucca di Melara, una varietà dolce e tondeggiante dalla buccia sottilissima.

 

 

“Come non citare poi l’Aglio Bianco Polesano DOP, interviene Paolo, “dall’aroma meno pungente ma più persistente. E ancora il Cotechino e il Salame di Trecenta, la Salsiccia Polesana, il Miele del Delta e…”

 

“E il liquore fragolino, un vero e proprio infuso di fragole polesane, lo interrompe Ugo. Ci sono infatti anche ottimi liquori e distillati nel Polesine. Ugo, ma anche Paolo, Anna e Gabriella, sembrano avere grande esperienza sull’argomento, un’esperienza che arriva da lontano.

ANTICHE DISTILLERIE MANTOVANI

 

Anna e Paolo, sorella e fratello, ci danno il benvenuto nell’azienda di famiglia, le Antiche Distillerie Mantovani di Pincara, che conducono con il supporto dei genitori Ugo e Gabriella. Una tradizione tramandata di generazione in generazione da più di 200 anni, visto che fu Cesare Mantovani a fondare le Distillerie nel 1824 a Mirabello di Ferrara, nel comune di Terre del Reno. Al di là del Po e quindi fuori dal Polesine, anche se di poco.

 

 

Ugo guarda Gabriella, sorride e confessa: “Questa azienda lavora con amore ed è nata per amore. Sono stato io a trasferirla a Pincara nel 1970, quando ho sposato Gabriella, che invece è Polesana DOC. Ed ora i nostri figli portano avanti qui la nostra grande tradizione”.

 

Una tradizione da sempre legata all’intraprendenza e alla creatività della famiglia. Cesare infatti era riuscito a infondere nell’impresa la sua passione innata per la terra, le piante e le erbe aromatiche, iniziata come passatempo, con liquori ed elisir fatti in casa da regalare ad amici, familiari e commensali. Poi ha iniziato a viaggiare e sperimentare.

 

“Al porto di Ancona ha conosciuto l’Ouzo Greco, ed ispirandosi a quello ha inventato l’Angion, il suo anicione che veniva bevuto nella birra, chiamata ‘la birra con la nuvoletta’. E poi arrivarono l’Arquebuse, il Doppio Kummel, il Cordiale di Mirabello e tanti liquori per i dolci, dall’Alchermes a quello con le mandorle amare”, ricorda Ugo. Ma anche Renato Mantovani si distinse per le sue capacità nel marketing, riuscendo a tenere produttiva l’impresa anche durante la seconda guerra mondiale, omaggiando i clienti con numerosi e particolari gadget, dai vassoi ai bicchieri agli specchi da bar.

 

 

Ugo trasferì l’azienda a Pincara nell’edificio che avrebbe dovuto essere un lazzaretto, ma che da sempre veniva usato per fare feste e per ballare. Ancora oggi, con la conduzione di Paolo e Anna, la sede delle Antiche Distillerie Mantovani è luogo di incontro e confronto, anche grazie al museo aziendale realizzato nella sede.

 

“Io e Paolo”, ci racconta Anna, “con l’aiuto dei nostri genitori cerchiamo di diffondere la passione del liquore che è anche amore per il territorio. E cerchiamo di tenere vive la qualità e la creatività che da sempre sono i punti di forza delle Antiche Distillerie Mantovani. Da questo connubio fra tradizione e innovazione nasce nel 2004 “Il futuro nella memoria”, il museo aziendale e polo culturale dell’impresa.

 

“Ma più che parlarne, i distillati vanno provati per degustare il sapore del territorio che vi abbiamo infuso dentro. Invito tutti gli iscritti al PLEINAIRCLUB a venirci a trovare in azienda e al museo”, annuncia Paolo. Con la tessera del Club, infatti, c’è uno sconto del 10% per l’acquisto di prodotti nello spaccio aziendale. Inoltre, in occasione del Salone del Camper di Parma, dal 12 al 20 settembre 2020 gli iscritti potranno usufruire di una Promo straordinaria: lo sconto raddoppia e sale fino al 20%!

 

 

I PRODOTTI 

 

Paolo e Anna, Ugo e Gabriella, ci fanno strada nello spaccio aziendale, dove chiediamo loro di illustrarci il catalogo dei prodotti. “Quanto tempo avete?” Ci chiede Paolo, ammiccando. In effetti la produzione delle Antiche Distillerie Mantovani è davvero senza fine!

 

 

 

  • APERITIVI

 

Realizzati con da una formula segreta di erbe e spezie, incluse bucce e scorze, nascono Aperspritz e Spritzmix, gli aperitivi perfetti per lo Spritz. Da genziana, rabarbaro e arance amare arrivano invece il Bitter e l’Aperbitter, ma se preferite gusti più decisi provate Il Furioso Bitter Rosso. Unici nel panorama liquoristico italiano sono gli speziati Fenomeno Rosso e Fenomeno Bianco.

Se non avete avuto la fortuna di poter assaggiare Hugo, aperitivo leggermente alcoolico a base di prosecco e sciroppo di fiori di sambuco, è il momento di rimediare. Considerato lo Spritz dell’Alto Adige, è diffuso in tutto il Triveneto, e nel Polesine in particolare. Potete prepararlo con AperUgo e AperUgo della Casa. Non può certo mancare Carciofo, versione del tradizionale liquore italiano a base dell’omonima pianta. E infine una chicca, Dolce Vita – Delizia di Vino Amarone: il nome di questo liquore a base di vino, succo di albicocca, melograno, chiodi di garofano e cannella è tutto un programma!

 

 

  • CREME

 

Realizzate con crema di panna per i più golosi, la serie delle Creme e dei “Sorbettissimi” delle Antiche Distillerie Mantovani sono di una bontà davvero irresistibile. Dal Pistacchio al Tiramisù, dal Chocolat al Chocolat & Peperoncino fino al Cioccolato Bianco & Cocco. E poi tutta una serie di frutti come Melone, Anguria, Bananino, Mandarino, Fragole e molti altri, con le immancabili Crema di Limoncino e di Whisky. Oppure le sorprese come la Crema di Patate Americane e, per tirarsi su, il Bombardino, a base di tuorlo d’uovo, latte, whisky e rum.

 

 

  • TRADIZIONALI

 

 

È forse nei prodotti legati alla tradizione e al territorio che le Antiche Distillerie Mantovani danno il meglio, come il Liquore del Polesine – Elisir di Pincara, dal sentore particolarissimo (come la forma della bottiglia), a base esclusivamente di erbe del territorio quali tarassaco e artemisia. La Riserva Gran Corsaro, a base di rum e distillato di anice selvatico, è un altro grande classico dell’azienda. E poi vari tipi di Sambuca, Nocino, Fernet, Ratafià, Punch e Amaretto

 

Da citare l’Anice (da antica ricetta manoscritta), l’Arquebuse (digestivo nato alla fine del ‘700 nei monasteri utilizzando 33 erbe), la Certosa (Antico liquore di origini francesi, prodotto per la prima volta da monaci certosini con oltre 130 erbe) e la gamma dei Rosoli

 

 

  • INFUSI NATURA

 

Realizzati con accurata macerazione delle migliori materie prime, frutti e piante coltivati con metodi naturali. Troviamo diverse varianti di Liquirizia, Limoncello e Mandarinetto. E poi Tisane Spiritose a base di Zenzero e fiori di sambuco, Cannella, Camomilla

 

 

“Il nostro Fragolino merita un discorso a parte. È un infuso di fragole prodotte sul territorio comunale, inserito nel 2001 in Gazzetta Ufficiale in qualità di prodotto tipico polesano, come mio padre aveva anticipato”, ci dice orgoglioso Paolo.

 

 

  • GRAPPE E DISTILLATI

 

Una linea davvero invidiabile, che oltre alla qualità e alla bontà riserva anche una serie di bottiglie da collezione. Si va dalla Grappa di Amarone alla Riserva (invecchiata in barrique di rovere), dalla Grappa delle Nebbie (dal nome del particolare metodo di invecchiamento Mantovani) all’Amarcord Club (grappa di Malvasia).


Da non perdere la linea “Terre” (Invecchiata, Prosecco, Moscato, Amarone, Chardonnay) e quella delle grappe aromatizzate (Mirtillo, Mela Verde, Miele, Camomilla, Ruta, Genziana, Liquirizia, Arancia). Per chi invece ama i gusti meno complessi c’è la Grappa di Casa e Semplicemente Grappa. Come non citare, infine, il grande classico Brandy Stravecchio?

 

 

  • PASTICCERIA

 

Hanno fatto la storia delle Antiche Distillerie Mantovani le “bagne da pasticceria” come Alchermes, Maraschino, Sassolino e Mandorla Amara. Senza contare prodotti realizzati appositamente per i pasticceri più esigenti: Pueblo di Fantasia, Stella d’Oro, Misto per Dolci e la serie “Dolci Segreti”.

 

 

  • BARMAN

 

Non possono mancare poi vari tipi di Gin, Rum, Vodka assoluta e aromatizzata e diversi altri liquori per realizzare i migliori cocktail. Da citare infine alcuni amari notevoli come l’Amaro del Lupo e tante splendide confezioni regalo

 

Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti alle Antiche Distillerie Mantovani, pronte ad accogliervi calorosamente ricordandovi sempre di bere responsabilmente e di non mettervi mai alla guida dopo una degustazione. In fondo, il camper è una casa nella quale ci si può sempre fermare a riposare.

 

 

IL MUSEO AZIENDALE “IL FUTURO NELLA MEMORIA”

 

Il know how e la storia di ben cinque generazioni di liquoristi sono concentrati (oseremmo dire “distillati”) nel museo aziendale, che vuole essere anche un riconoscimento per il territorio nel quale l’azienda si è ormai radicata. 

 

 

Inserito nel Sistema Museale Provinciale, “Il futuro nella memoria” offre ai visitatori un itinerario esplorativo, educativo e didattico sulla produzione artigianale di liquori e distillati, partendo da tradizioni e leggende, passando per le antiche produzioni e le ricette manoscritte fino ai processi di lavorazione. “I protagonisti sono i visitatori. Noi cerchiamo sempre di coinvolgerli, chiamandoli per esempio a riconoscere il profumo delle materie prime. Abbiamo sviluppato un percorso apposito per i bambini, al termine del quale rilasciamo loro la ‘Patente di Mastro annusatore’”,  ci dice Paolo.

 

Non solo oggetti antichi, infatti. Il museo si presta bene anche come luogo di incontro per raduni, concerti, convegni, laboratori didattici ed eventi particolari, come il festival letterario organizzato dall’associazione culturale padovana Sugarpulp. Svoltasi fino al 2018, la manifestazione si concludeva con una grande serata di gala in distilleria e la premiazione di un autore.

 

“L’ultimo scrittore premiato in una bellissima serata è stato Mauro Corona, ricorda Anna, “Ma sono ancora tanti gli eventi che intendiamo proporre al museo Il futuro nella Memoria

 

 

CONCLUSIONE

 

Come in un’ottima cena tra amici, il migliore finale di una visita tanto ricca da ogni punto di vista, da quello enogastronomico a quello culturale, è di certo il brindisi con un distillato. La scelta in un catalogo così ampio è davvero difficile, dobbiamo affidarci ai padroni di casa: “Vuol dire che dovete tornare per assaggiare anche gli altri, voi e tutti gli iscritti al PLEINAIRCLUB!”, ci dicono in coro mentre i bicchieri si toccano tintinnando. 

 

E allora buon Polesine, buon brindisi, buoni liquori e distillati con le Antiche Distillerie Mantovani e… Buoni KM Italia!

 



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