Un glossario a quattro zampe: il linguaggio di cani e gatti
#QuaLaZampa: i consigli del veterinario, dottoressa Dorella Bandini
Quand’ero bambina la mia favola preferita era La serpe bianca dei fratelli Grimm. Racconta che, mangiando un pezzetto di una misteriosa biscia, si ottiene la facoltà di comprendere il linguaggio di tutti gli animali. Io l’ascoltavo rapita, pensando che mi sarebbe piaciuto sapere cosa dicevano il gattone che miagolando saltava sul mio lettino o i cani di papà che uggiolavano perché volevano uscire dal recinto. “Gli manca solo la parola”, si dice spesso a proposito dei nostri amici pelosi. Proviamo allora a decifrare il linguaggio di Fido e di Micio.

I tempi sono cambiati, anche per i nostri amici a quattro zampe. Al giorno d’oggi nelle nostre case Micio non è più il sornione sterminatore di topi di un tempo ma è diventato un buon compagno di vita che con coccole e fusa ci aiuta a combattere lo stress e a non sentire la solitudine.
Dal canto suo Fido, ormai parte integrante della famiglia, è un amico inseparabile con cui condividere la vita quotidiana, le attività sportive e i viaggi. Talora sa essere un vero e proprio bodyguard, lontano anni luce dall’animale da guardia di una volta legato con una catena al pagliaio. Quando abbaia incessantemente lo fa per attirare la nostra attenzione e per farci capire il suo stato d’animo o il suo disagio: può esprimere sindrome da abbandono o da separazione, mancanza di socializzazione e fobie.
Tornando al tema: qual è il linguaggio dei nostri amici? Come interpretare i segnali che ci inviano? Oltre ai suoni emessi dalle corde vocali, cani e gatti utilizzano anche la mimica del muso, i movimenti del corpo e della coda e l’espressione degli occhi, capaci di sguardi diretti, profondi e tali da sorprenderci e coinvolgerci a tal punto da sentire la loro empatia e, perché no, anche il loro affetto sincero.

IL LINGUAGGIO DEI CANI
Grazie alla mia numerosa dog family ritengo di avere imparato a decifrare, almeno in parte, il linguaggio canino. I miei nove border convivono in un clima di amicizia e collaborazione accettando altri componenti di razze diverse e si sono ben integrati anche con il gruppo di gatti. I membri di questo branco allargato si scambiano segnali di amicizia e a volte di supremazia, che si manifestano con atteggiamenti di dominanza crescente finché il soggetto subalterno si sdraia mostrando la pancia e la gola in segno di sottomissione.
Dory, che fino ad ora è stata una femmina alfa, è l’unica che “sorride” alzando il labbro superiore fino a scoprire i denti in un ghigno mai minaccioso né aggressivo: lo fa per lanciare un segnale di disponibilità all’amicizia e al confronto, o per scusarsi di qualche birbonata.
La Shetland Gladys, fiera di essere un pastore – benché di soli sette chilogrammi – con spallate e con qualche ringhio a labbra arricciate tiene a bada la westina Iside, a volte un po’ troppo invadente e indisciplinata. Dice sempre la sua fronteggiando i border quando mi circondano per salutarmi a suon di scodinzolate rimanendo in prima fila per prendersi più coccole. Intanto anche Iside danza intorno a me abbassando il posteriore e mi mordicchia le mani uggiolando per farsi notare: «Ehi, sono qui!».

La segugia maremmana è una gran chiacchierona: ad ogni uscita si lancia all’inseguimento degli altri cani abbaiando a più non posso: «Anche se siete veloci vi prendo» e non esita a confrontarsi con loro a gran voce.
Maki è una borderina giocherellona che prende spesso di mira il pacifico Drift con cui ingaggia lotte interminabili; finché lui spazientito la sovrasta fisicamente in segno di dominio, e allora lei si scusa leccandogli la bocca e sottomettendosi. Le più litigiose sono le sorelle Muh e Relè, che ritualizzano il momento del lancio della palla scontrandosi a bocca aperta con ringhi e ammonimenti per fortuna solo teatrali.
Nella nostra casa non ci sono veri confini di proprietà né veri capobranco (anche se noi umani ci illudiamo di esserlo con l’addestramento) e così i maschi Dwight, Piggy, Ide, Dev e Drift di tanto in tanto cercano di mettersi in mostra segnando confini ideali con spruzzatine su muretti e fioriere: «Qui c’è il mio odore, badate bene!».
Le femmine invece annusando il prato marcano con precisione le pipì delle altre e grattano il terreno con le zampe posteriori in segno di sfida.

E I GATTI?
Se la coda alta o scodinzolante di Fido è sempre segno di amicizia e di buon umore, Micio invece la raddrizza e la sbatte quando è irritato o pronto all’attacco. Il gatto nero Romeo quando ha voglia di conversare salta sulla mia scrivania e mi parla strusciandosi alle spalle; se, concentrata al computer, non contraccambio accarezzandolo pretende la mia attenzione dandomi dei colpetti alla testa. Ha imparato a eludere la sorveglianza dei cani che spesso lo rincorrono e ondeggia al mio fianco al ritmo della lunga coda.
Il tigrato Bolgheri invece sta di vedetta su una colonna e quando i border non se l’aspettano sfreccia colpendoli a tradimento o rubacchiando loro i croccantini. Righetto è un micio compagnone che adora strofinarsi alla sedicenne Tilli, la vecchietta ormai esclusa dai giochi di squadra degli altri cani, e appena può le si accoccola accanto.

I SENTIMENTI DEI NOSTRI AMICI
Quando mamma Skiuma è morta ho trovato i suoi cuccioloni riuniti sulla sua sepoltura e per giorni ci sono tornati. Il cane è capace di gioire, come quando ci fa le feste dopo anche una brevissima assenza, ma anche di provare dolore, eccitazione, disperazione.
Forse non comprende appieno il concetto di morte, ma la scomparsa di un padrone può addolorarlo inducendolo a rifiutare il cibo, a non aver più voglia di giocare e a non riuscire a colmare la mancanza fisica.
Insomma, non c’è dubbio che Fido e Micio provano sentimenti, e per fortuna (loro e nostra) molti comportamentisti continuano a studiare il linguaggio dei nostri speciali amici al fine di comprenderli sempre meglio.
