Bau, che male! Ecco come cani e gatti ci comunicano il loro malessere

#QuaLaZampa: i consigli del veterinario, dottor Alessandro Melillo

 

Di solito il nostro cane è davvero un terremoto. Come prendiamo il guinzaglio salta per farselo mettere e uscire a spasso, al parco corre con gli amici ed è sempre il primo ad arrivare quando tiriamo una palla o un bastoncino. Di recente invece è svogliato, sta a cuccia per ore, al parco ci viene solo per farci un favore. È triste, irritabile, preferisce stare per conto suo, oppure al contrario ci sta sempre alle costole, cerca continuamente il contatto uggiolando. E certe volte vuole le carezze ma se lo tocchiamo in determinati punti fa la faccia da martire o si sottrae, quando non addirittura ringhia e cerca di morderci. E poi vuole mangiare solo certe cose e manifesta inappetenza. No, non è diventato matto: sta solo manifestando malessere.

 

 

Il dolore cronico, di solito osteoarticolare (ma non solo) è una condizione comune, non riguarda solo i soggetti anziani e non è assolutamente un acciacco dell’età che bisogna tenersi e basta.

 

La causa più frequente di dolore cronico nel cane è sicuramente l’osteoartrosi, che è un fenomeno degenerativo progressivo a carico delle cartilagini articolari e dell’osso sub-condrale: la degenerazione delle cartilagini espone l’osso a un costante traumatismo con conseguente sclerosi. L’infiammazione che accompagna questi fenomeni causa dolore, disagio, riluttanza al movimento.

 

Molti cani ne sono affetti nella seconda metà della vita ed è importante riconoscerne i segni precocemente per rallentarne l’evoluzione e mantenere una qualità di vita ottimale il più a lungo possibile.

 

 

Molti altri però, soprattutto quelli appartenenti a determinate razze, sono ad alto rischio di osteoartrosi fin dall’età giovanile: questo perché costituzionalmente predisposti a patologie articolari congenite che determinano instabilità articolare e conseguente rapida insorgenza di osteoartrosi. I cuccioli appartenenti a queste razzePastore tedesco, Labrador, Terranova, Rottweiler, Basset Hound e molte altre – vanno controllati attentamente durante lo sviluppo sia da un punto di vista alimentare e gestionale che clinico, e anche eseguendo apposite radiografie per monitorare il corretto sviluppo delle articolazioni e intervenire all’occorrenza.

 

 

 

 

E IL GATTO?

 

Il nostro micio raggomitolato sul divano o steso mollemente in una chiazza di sole sembra stare sempre bene, purtroppo invece non è sempre così; negli ultimi anni si è scoperto che l’incidenza dell’osteoartrosi nei felini domestici è sorprendentemente elevata.

 

Un gatto con dolori articolari tenderà a dormire di più e ad essere meno attivo – per cui spesso ingrasserà molto, peggiorando ulteriormente il disagio – sarà riluttante a salire le scale o saltare sui mobili, potrà avere il pelo poco curato perché non ha più la flessibilità necessaria per lavarsi. Inoltre potrà sporcare fuori dalla cassetta igienica e sviluppare un carattere lunatico, ricercando il contatto fisico o reagendo aggressivamente ad esso.

 

Si tratta di segnali più generici e meno facilmente interpretabili rispetto a quelli del cane, anche perché il gatto è più riservato di natura e meno plateale nelle sue esternazioni, ma non significa che i felini non soffrano allo stesso modo del dolore cronico: esso deve quindi essere individuato e alleviato ogni volta sia possibile.

 

LA DISPLASIA DEI CANI: UNA MALATTIA DA CONOSCERE

 

COS’È

 

La displasia è una malformazione dell’articolazione dell’anca di origine

genetica che colpisce i cuccioli di taglia medio-grande; purtroppo anche genitori sani possano essere portatori nel proprio dna di geni responsabili della malattia. Questa

patologia progressiva e degenerativa compromette il normale sviluppo scheletrico.

 

COSA FARE 

 

Meglio affidarsi ad allevatori seri e competenti che rilasciano un pedigree ENCI da

riproduzione selezionata. Sottoporre i cuccioli a rischio a una visita ortopedica intorno

ai 3-4 mesi. Seguire un’alimentazione appropriata, formulata in base alla taglia e all’età

del cane. Svolgere attività fisica continua ma non stressante per le articolazioni. Utilizzare prodotti come i condroprotettori per proteggere le articolazioni. Esiste la possibilità di un intervento chirurgico per il cucciolo, che però deve essere eseguito tempestivamente e la cui efficacia ha una finestra temporale ristretta.

 

NEL CANE ADULTO

 

Una volta diagnosticata la displasia, sono tante le strategie da perseguire per limitare la gravità della stessa (costante esercizio fisico, dieta bilanciata, controllo del dolore con antinfiammatori su prescrizione del veterinario, fisioterapia e agopuntura).



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