In viaggio con Giuseppe verso Gubbio e oltre
Fra Toscana e Umbria, da La Verna alla città di pietra fino a Gualdo Tadino.
Genuinità, tradizione e cultura: ancora possiamo apprezzarle nel territorio compreso tra Toscana e Umbria che costituisce una parte del cammino di San Francesco. Una terra di solide radici contadine e montanare, dove ancora possiamo godere della freschezza di una sorgente, del fascino del panorama, della maestà di una cima rocciosa, della bellezza di un antico borgo abbarbicato. Partiamo in camper seguendo le indicazioni di Giuseppe, Guida Clubber del PLEINAIRCLUB, fino a scoprire le meraviglie di Gubbio, la città di pietra.

Un itinerario che voglia abbracciare questo territorio non può che partire da La Verna, santuario francescano posto nel cuore del Casentino, in provincia di Arezzo, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Qui, sotto la corona del Monte Penna, San Francesco d’Assisi avrebbe ricevuto le stimmate nell’anno 1224: il bel santuario è vivida testimonianza di questa storia, locale e insieme universale.
Ai frati va il merito di aver curato come loro creatura la Foresta monumentale, dove l’abete e il faggio si uniscono e dove ancora vivono, protetti dalla presenza dell’uomo, lupi, gufi reali, falchi pellegrini, cinghiali e altre specie. Il comune nel cui territorio ricade l’area del santuario è Chiusi della Verna; qui e nei dintorni sono presenti varie aree adatte alla sosta dei camperisti.

A tredici chilometri di distanza, seguendo la SP54, in una ventina di minuti si giunge a Caprese Michelangelo, borgo che con Chiusi della Verna si contende i natali del celeberrimo artista Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) e che, comunque sia andata la storia, ospita il Museo Casa Natale dell’artista a Palazzo Clusini.
Deviando per la SP43 della Libbia e passando per Anghiari si giunge a Sansepolcro, dove si può visitare il Museo civico con la pregevole Pinacoteca, nella quale spiccano le opere di Piero della Francesca. Interessante anche la fortezza medicea, opera concepita da Giuliano da Sangallo e completata da Alberto Alberti nel 1561, purtroppo in stato di abbandono.

Attraverso la SS3 bis Tiberina, nota anche come E45, si lascia la Toscana e ci si immerge in Umbria: il primo centro che si incontra sul percorso è Città di Castello, l’antica Tifernum Tiberinum.
La località ha una ricca storia alle spalle e offre numerose attrattive per il turista: dal Palazzo del Podestà, con nove volte ogivali sulla facciata, lunette, bifore e loggiato seicentesco aperto sull’ariosa Piazza Fanti, fino ai palazzi Bondi-Mancini, Vitelli-Bufalini e Cappelletti. Meritevoli di visita sono la Pinacoteca (ospitata a Palazzo Vitelli alla Cannoniera, in stile rinascimentale, con facciata realizzata da Cristoforo Gherardi su disegno del Vasari) e la Collezione Burri (ospitata a Palazzo Albizzini).

Lasciata Città di Castello si giunge a Montone, centro pittoresco inserito nella rete dei Borghi più belli d’Italia. È storicamente noto per la dinastia dei Fortebraccio, valorosi capitani di ventura tra i quali ricordiamo Andrea, il celeberrimo Braccio da Montone, principe di Capua e signore di una lunga serie di città, dalla pianura padana all’Abruzzo e al Lazio, passando per l’Umbria. Degna di nota è la Pieve di San Gregorio Magno, lungo la vallata del torrente Lana.
Proseguendo si arriva a Pietralunga, dove si può ammirare la Rocca longobarda pentagonale. Il borgo offre un ampio ventaglio di manifestazioni, folkloristiche e non: dal Palio della Mannaja – rievocazione storica tra il sacro e il profano e sfida che si tiene ogni seconda domenica di agosto – alla Mostra Mercato del Tartufo Bianco e della Patata, organizzata di solito dall’8 al 10 ottobre.

Attraverso la SP204 si entra nel vasto territorio di Gubbio: con ben 525,78 chilometri quadrati è il settimo comune d’Italia per estensione, più grande di quello di quasi tutti i capoluoghi di provincia e di regione del Belpaese! Il primo abitato è la frazione di San Benedetto Vecchio, che sul rilievo dell’antico Monte Pellio ospita un’antica abbazia, con struttura originaria dell’XI secolo, poi rimaneggiata nel corso del tempo.
In trenta minuti circa, superando gli abitati di Mocaiana, Casamorcia, Semonte e Madonna del Ponte, si fa ingresso nella città di Gubbio. Qui l’ospitalità segue antichi riti e si alimenta da sempre di una cultura nella quale schiettezza, rispetto delle tradizioni, buona cucina e convivialità rappresentano cardini incrollabili.

Gubbio è ricca di storia, di variegate testimonianze artistiche e architettoniche, oltre che di richiami naturalistici e paesaggistici assolutamente affascinanti: non è un caso che essa venga definita, anche nella cartellonistica, “la più bella Città medievale”. Il suo cuore identitario, storico e artistico appartiene al Medioevo, quell’epoca che fu tutto tranne che il “periodo buio” di un luogo comune duro a morire: basta fare un giro nel centro storico per rendersene conto.
Il principale edificio che richiama egregiamente quest’epoca è Palazzo dei Consoli, sede del Museo Civico che ospita sei collezioni e diversi capolavori. Solo per citare alcuni dei tesori che vi si possono ammirare ricordiamo il Gonfalone di Sant’Ubaldo (patrono della città) realizzato nel 1503 da Sinibaldo Ibi, le Tavole Eugubine (la più importante testimonianza dell’antica civiltà umbra) e le monete della Zecca eugubina, attiva dall’antichità sino alle soglie del 1800.
Progettato e costruito nel ‘300 con il concorso di architetti del calibro di Angelo da Orvieto e Matteo Gattaponi, Palazzo dei Consoli ha una magnifica loggia panoramica ed è unito al Palazzo Pretorio – oggi sede del Comune – attraverso la passerella di Piazza della Signoria, una piazza pensile tra le più grandi del mondo.

La Chiesa di San Giovanni Battista, costruita tra il XIII ed il XIV secolo, presenta un campanile romanico e una facciata gotica. È diventata famosa grazie al piccolo schermo per aver ospitato il set del fortunato sceneggiato televisivo Don Matteo.
In Piazza Quaranta Martiri si può ammirare la Loggia dei Tiratori, edificata dall’antica Corporazione dell’Arte della Lana come stiratoio per le stoffe. Dirimpetto, superati i giardini pubblici, si può ammirare la Chiesa di San Francesco, che sorge dove un tempo era presente il fondaco della famiglia Spadalonga: questa avrebbe ospitato il santo rifugiatosi a Gubbio dopo l’abbandono della casa paterna.
Nella chiesa edificata nella seconda metà del ‘200 (forse su progetto di Fra Bevignate) si possono ammirare vari dipinti di artisti quali Virginio Nucci, Francesco Allegrini, G.B. Michelini, Ottaviano Nelli e Francesco Ferdinandi detto l’Imperiali; particolare interesse suscita per il suo fascino la Cappella Sforzolini.

Risalendo verso la parte più elevata della città, in Via Savelli della Porta incontriamo la Chiesa di San Francesco della Pace o dei Muratori, al tempo stesso luogo di culto e parte integrante della rete museale cittadina. Fu edificata dall’Università dei Muratori Scalpellini e Arti Congeneri – altra antica corporazione eugubina – nel luogo dove, secondo la leggenda, visse la lupa che San Francesco incontrò e ammansì nei pressi della Chiesa di Santa Maria della Vittorina (altro sito assai interessante da visitare).
Nella Chiesa di San Francesco della Pace si può ammirare la pietra (ora mensa d’altare) sopra la quale il Poverello tenne un sermone dopo l’ammansimento, il sepolcro della lupa e altre testimonianze. Vi sono inoltre custodite le statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio abate, i cosiddetti “Santi dei Ceri”. Ogni 15 maggio, infatti, durante la grande festa che si tiene in onore del patrono, le statue sono poste su enormi ceri (raffigurati nello stemma della Regione Umbria) e trasportate in una corsa appassionata dalla Città al Monte Ingino.

Con l’ausilio degli ascensori o a piedi lungo Via Federico da Montefeltro si può salire per ammirare la “Botte dei Canonici”, costruita nel XVI secolo e capace di contenere oltre 20.000 litri di vino, frutto della raccolta dai vigneti sparsi nel territorio, di proprietà della Chiesa e dei suoi enti.
Proseguendo il cammino si giunge alla Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, edificata tra XII e XIII secolo e poi rimaneggiata nel corso del tempo: essa ospita pregevoli dipinti di Giuliano Presutti, Sinibaldo Ibi e di altri artisti che hanno segnato la storia culturale cittadina, nonché tombe di personaggi illustri e di persone forestiere decedute nei secoli scorsi a Gubbio, le quali venivano qui sepolte come regola codificata.
Dinanzi alla Cattedrale, un capolavoro rinascimentale: Palazzo Ducale, sede dell’omonimo museo, con una stupenda riproduzione dello studiolo di Federico da Montefeltro, Duca di Urbino nato a Gubbio, eseguita da talentuosi ebanisti eugubini nel 2009.

Salendo a piedi lungo gli stradoni del Monte Ingino, oppure prendendo la funicolare dal quartiere di Sant’Agostino, si arriva alla Basilica di Sant’Ubaldo. Qui sono custoditi il corpo incorrotto del Santo Patrono in un’urna di cristallo e d’oro e i tre Ceri della Festa, che poi vengono portati nell’arengo del Palazzo dei Consoli la prima domenica di maggio.
Il chiostro è ampio e arioso e da esso si accede alla Raccolta delle Memorie Ubaldiane, in un’area dove è attivo anche un punto vendita con articoli per tutti i gusti: da libri di carattere storico e religioso a crocifissi, da medaglie a quadri, da oggetti minuti a pregevoli creazioni in ceramica.
Interessante e suggestivo è anche il percorso dell’acquedotto medievale, che si snoda lungo la gola del Bottaccione, situata lungo il tragitto della SS298, culla degli studi sull’iridio e sulla scomparsa dei dinosauri, come ben si può vedere dalla cartellonistica che illustra egregiamente la storia geologica di questa parte di territorio.
Ceramica d’arte e da arredo, ferro battuto, artigianato librario sono tra le note più interessanti dell’economia cittadina, assieme a una gastronomia sopraffina, che vive grazie a una ricca rete di ristorazione, diffusa nel centro come in periferia, nelle località montane e rurali come tra le mura secolari della città.

Percorrendo in discesa la SP209 e svoltando a destra sulla SS298, si può proseguire il viaggio lungo l’arco appenninico. A circa dodici chilometri si potrà visitare il comune sparso di Scheggia e Pascelupo, che nel suo vasto territorio ospita chicche come l’Abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata da San Romualdo nell’XI secolo, e quella ancora più antica (X secolo) di Sant’Emiliano in Congiuntoli, alle porte delle Marche.
Proseguendo lungo la Flaminia, si incontrano i Comuni della fascia appenninica: Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico. D’estate, particolarmente in agosto, in questa zona si svolgono competizioni sportive nazionali di deltaplano e parapendio. Le grotte del Monte Cucco offrono altresì agli appassionati di speleologia, ma anche ai semplici turisti, un panorama intrigante e la possibilità di conoscere meglio la conformazione fisica del territorio e la sua vicenda geologica.

Superando il territorio di Fossato di Vico si entra in quello di Gualdo Tadino. Nella città si può ammirare la Rocca Flea – ricostruita nel corso del tempo da Federico II di Svevia e poi restaurata in più passaggi – e la rete museale ricca di testimonianze sulla ceramica e l’artigianato artistico, nonché sulla storia dell’emigrazione. Interessante la zona montana della Valsorda, accessibile dalla SP139, dove dei laghetti carsici ospitano specie sempre più rare come la salamandra pezzata e il tritone crestato.
Questa parte di Umbria ha punti di eccellenza indiscussi e unanimemente apprezzati, che la legano all’eredità storico – artistica e spirituale d’Europa: abbiamo menzionato San Francesco e non si può non parlare, pertanto, del Sentiero francescano, che qui si snoda per cinquanta chilometri, molti dei quali in territorio eugubino. Esso è meta e viatico di pellegrini da ogni parte del mondo, ha un proprio sito web e una rivista, completi di informazioni di ogni genere, anche incentrate sulla passione di tante persone per il ciclismo, sport praticabile lungo il Sentiero e in vari tratti del nostro percorso. La sentieristica umbra ha indubbi punti di pregio, testimoniati dall’interesse istituzionale dimostrato anche in sede europea e nazionale.
Giuseppe Fronduti
