A portata di mano: mete imperdibili nei pressi di casa. Puntata III
Una continua sorpresa. È questo l’effetto che prova chi visita l’Italia, regione dopo regione, per esempio partendo dal Sud e risalendo verso il centro. Del resto, è la prerogativa di chi vive nel Paese più bello del mondo! Stiamo finalmente ripartendo e molti hanno già diretto il camper verso le mete più facilmente raggiungibili, quelle vicino casa. Molto presto sarà possibile muoversi senza problemi anche in zone distanti dello stivale. Noi intanto continuiamo il nostro viaggio dedicato al turismo di prossimità, spostandoci a nord-ovest verso Toscana, Sardegna, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Scopri subito i suggerimenti del PLEINAIRCLUB!

Terra di confine
Un borgo murato, circondato da boschi e monti (alti fino a 1700 m s.l.m.). La natura selvaggia, che un tempo incuteva timore, oggi dà fascino e suggestione a Castiglione di Garfagnana (LU), situato in Toscana sul fiume Serchio. Il centro sorge intorno all’antico Castello del Leone (oggi residenza privata), del quale vi è traccia fin dal 723. Più volte attaccato, danneggiato, distrutto e ricostruito, ricopriva grande importanza strategica come estremo baluardo della Lucchesia contro gli invasori. Di rilievo anche la chiesa di San Pietro e quella di San Michele, citate rispettivamente nel 723 e nel 1168. La curiosità? La frazione di San Pellegrino in Alpe (1525 m s.l.m.) è divisa tra Castiglione e Frassinoro, exclave della provincia di Modena. Contesi tra due regioni, due province e due comuni, sono virtualmente tagliati in due il Santuario di San Pellegrino e la teca con i resti di San Pellegrino e San Bianco, che avrebbero la testa in Emilia e i piedi in Toscana.

Genovese, sardo e aragonese
Svegliarsi ogni giorno di fronte al mare stupendo del Golfo dell’Asinara, in Sardegna, è una condizione desiderata da molti. Dai Doria, che nel 1102 costruirono Castelgenovese, ai piedi del quale si aggregò l’omonimo borgo. Ma anche dagli aragonesi, che lo mutarono in Castel Aragonese. E infine dai Savoia, sotto i quali, dal 1767, il centro prese finalmente l’attuale denominazione di Castelsardo (SS). Tante le testimonianze lasciate, come il palazzo dei Doria, il palazzo La Loggia (oggi sede del consiglio comunale), il palazzo Eleonora d’Arborea e la torre costiera di Frigiano. Notevoli anche la chiesa romanica di Santa Maria delle Grazie e la Concattedrale di Sant’Antonio Abate con il suo campanile solitario. Da non perdere la roccia dell’Elefante, il grosso masso che gli agenti atmosferici hanno modellato a forma di pachiderma seduto. Ma nulla supera la bellezza del mare lungo la costa dell’Anglona, di fronte alla quale spiccano l’isola di Molino e gli scogli Forani.

Il Paradiso delle mountain bike
Arrampicato sulle alture interne e proteso verso il mare della Riviera di Ponente. Parliamo di Finale Ligure (SV), meta dalle tante facce. Il centro è infatti costituito da tre borghi, una volta separati: sulla costa le spiagge di Finalmarina e Finalpia, più in alto il centro medievale di Finalborgo, per secoli capitale del longevo Marchesato di Finale (1162-1797), con la seicentesca fortezza spagnola di Castel San Giovanni. Tutto intorno, una costellazione di frazioni come Perti. Qui puoi ammirare i resti di Castel Gavone (o Govone), residenza dei marchesi di Finale risalente al 1172, e la chiesa di Nostra Signora di Loreto o chiesa dei Cinque Campanili, edificio di grande pregio architettonico costruito tra 1489 e 1490 e ispirato alla Cappella Portinari di Milano. Da non perdere a Finale anche la Basilica Collegiata di San Biagio (originaria del 1372) e la Collegiata di San Giovanni Battista, ricca di opere d’arte. Tra le architetture civili spiccano l’Arco di Margherita Teresa di Spagna e i cinque ponti romani nel borgo di Verzi. Ma Finale è soprattutto meta ambita dagli sportivi: i tanti percorsi per trekking e bici sull’altopiano delle Mànie, dai più facili a quelli impervi, ne fanno il paradiso delle mountain bike.

Un viaggio nel tempo
All’esterno, un paese attuale. Ma varcata la torre-porta entriamo in un’altra era. La cinta muraria, a pianta pentagonale, è scandita da fortificazioni merlate fatte di ciottoli disposti a spina di pesce: quattro torri rotonde e un torre di cortina a base quadrata a difesa del lato nord. Ogni viuzza, chiamata con il francesismo “rua”, è fatta da ciottoli inclinati per consentire il deflusso delle acque. Ne contiamo cinque che vanno da est a ovest, e altre due che le incrociano. Una rua è più grande delle altre, per consentire il passaggio dei carri. I 200 edifici, le “cellule”, sono staccati tra loro e costruiti con ciottoli, massi e pietre d’angolo. Sulla piazza si affaccia il palazzo del principe Sebastiano Ferrero: siamo davvero nel 1496, quasi 1500. Ma non è la Frittole di Troisi e Benigni, non è un set cinematografico (anche se molte pellicole sono state ambientate qui). Ci troviamo a Candelo (BI), un “ricetto” perfettamente conservato in Piemonte. Il termine viene dal latino “receptum”, cioè “rifugio”: una tipica struttura medievale fortificata, nella quale il signore locale accumulava i beni materiali e alimentari della borgata. Ma in caso di attacchi, la struttura accoglieva anche la popolazione.

Landzette e laiterie
Dedali di viuzze, abitazioni in pietra, vicoli acciottolati, orti e fontanili. È suggestivo anche in estate il borgo di Etroubles (AO), in Valle d’Aosta. Certo, la versione invernale è un vero spettacolo, con la neve sui tetti e sulle vette vicine. L’arte qui è di casa: murales, sculture e affreschi narrano usi e costumi locali, episodi storici o religiosi che hanno segnato la vita del paese: dal 2005 infatti una ventina di opere di artisti noti e meno noti formano un singolare museo permanente a cielo aperto. Da visitare il Musée de la laiterie d’Etroubles che raccoglie gli attrezzi dell’Ottocento utilizzati per lavorare il latte e produrre il formaggio. La centrale Bertin invece conserva documenti, oggetti e macchinari di un tempo. Da non perdere a fine gennaio il Carnevale della Coumba Freida, con le maschere (landzette) che portano scompiglio nei tranquilli villaggi della valle del Gran San Bernardo.
