Un viaggio nella Food Valley italiana
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L’Italia ha una tradizione gastronomica che non trova eguali nel mondo. Una ricchezza varia ed eterogenea: possiamo gustare ricette diverse eppure sempre ottime in ogni angolo dello stivale. Eppure, senza far torto a nessuno, c’è una zona che forse più di tante altre ha fatto del mangiar bene il suo tratto distintivo, elevando il cibo a cultura.
“La chiamano la Food Valley, la valle del cibo”. Allargando il braccio con ampio gesto, Silvano ci presenta la pianura che si distende di fronte a noi. “Potremmo anche definirlo il Granducato del gusto, perché il suo cuore è Parma. Ovviamente non tutti saranno d’accordo perché, vedete, qui la gastronomia è una cosa seria ed è storicamente motivo di una bonaria ma accesa rivalità. Una ulteriore spinta a fare le cose per bene. Meglio: a fare le cose buone”.
TERRITORIO
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Il nostro viaggio fa tappa in un’ampia area interna dell’Emilia. La zona che oggi chiamiamo Food Valley è compresa tra l’Appennino Tosco-Emiliano e il corso del fiume Po, nella provincia di Parma (che ne costituisce il nucleo principale) ma anche in quelle di Reggio Emilia e Modena.
“Sembra un giardino curato dal suolo molto fertile, caratterizzato da filari di alberi e corsi d’acqua, principalmente affluenti di destra del Po”, racconta Giancarlo, “come il fiume Taro, i torrenti Parma e Baganza, i fiumi Enza e Secchia, solo per citare i maggiori”.
Oltre alle tante colture, alle aziende agricole e agli allevamenti di suini, il paesaggio davanti ai nostri occhi è costellato di borghi, castelli e antiche chiese, e rimane affascinante anche quando è avvolto dalla nebbia.
STORIA
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Fu il triumviro e pontefice massimo Marco Emilio Lepido a far costruire la via consolare che ben presto assunse importanza strategica fondamentale. Da lui presero il nome la strada e l’intera regione: Emilia. Lungo il corso della Via Emilia sorsero Modena, Piacenza e Reggio Emilia, e si espansero Bologna e Parma. “Eppure non furono i Romani a fondare Parma. Neanche i Celti, che pure passarono da queste parti. Pare che la città sia stata costruita dagli etruschi e che lo stesso nome di Parma derivi dalla loro lingua”, ci spiega Silvano.
La città visse alterne fortune al tempo delle invasioni barbariche, fu governata da una lunga serie di conti-vescovi nel periodo dei Franchi e poi divenne un libero comune. In seguito fu al centro delle contese tra Guelfi e Ghibellini e subì un periodo di dominazione straniera, fino alla liberazione da parte dell’esercito pontificio e spagnolo.
“Il famoso Ducato di Parma nacque nel 1545”, ci racconta Silvano. “Fu papa Paolo III (e cioè Alessandro Farnese) a crearlo. Naturalmente, il controllo restò ‘in famiglia’, perché lo affidò al figlio illegittimo Pier Luigi Farnese. La famiglia governò la città fino al 1731 e fece di Parma una piccola capitale, ricca di opere di grandi artisti come il Correggio e il Parmigianino”.
Ai Farnese succedettero i Borbone, che per un periodo dovettero cedere il ducato all’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Nel 1748 il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla tornò ai Borbone. Con Filippo nacque la dinastia dei Borbone-Parma, che rese la città un polo culturale di importanza europea. Molte delle opere d’arte create in questo periodo però furono saccheggiate da Napoleone, che annetté il Ducato alla Francia.
Alla sua morte, il Congresso di Vienna nel 1814 ristabilì il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla e il ritorno degli Asburgo con Maria Luigia d’Austria, sposa di Napoleone e figlia dell’imperatore Francesco I, forse la più famosa duchessa di Parma. Pochi anni dopo, con la seconda guerra d’Indipendenza, il Ducato sarebbe stato annesso al Regno di Sardegna, per entrare infine nel Regno d’Italia.
ATTRAZIONI
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“Parma ha tante bellezze da offrire, a partire da Piazza Duomo, una delle più belle del mondo”. Silvano ci fa strada e ci mostra il suggestivo insieme armonico creato dal Palazzo Vescovile (1045-1055), dal Battistero ottagonale (consacrato nel 1270) e soprattutto dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1106 e affrescata dal Correggio nel 1526.
Da non perdere anche il Monastero di San Giovanni Evangelista e il monumentale complesso di Palazzo della Pilotta, che comprende il Museo Archeologico Nazionale, la Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e il Museo Bodoniano.
Parma è anche una città verde, grazie alla presenza di diversi parchi come il Parco Ducale. “E poi non dimentichiamo la musica!”, continua Silvano. “Non è un caso che il Teatro Regio ospiti il Festival dedicato a Giuseppe Verdi: era nato Le Roncole, nel comune di Busseto, poco più di mezz’ora da qui. Un orgoglio per tutti noi!”
Non da meno la provincia, la Food Valley che stiamo visitando. A partire dal palazzo ducale di Colorno, noto anche come reggia di Colorno. Costruito agli inizi del XVIII secolo dal duca Francesco Farnese sui resti della precedente rocca, lo splendido edificio fu una delle residenze della duchessa Maria Luigia d’Austria.
A San Secondo Parmense troviamo la sfarzosa Rocca dei Rossi, fortezza e in seguito residenza rinascimentale dell’illustre famiglia risalente al 1413. Con la tessera del PLEINAIRCLUB c’è lo sconto di un euro sul biglietto intero per ammirare le sale, magnificamente affrescate con dipinti ispirati alla favolistica di Esopo e alla mitologia classica. Di particolare pregio la raffigurazione nella Sala dell’Asino d’Oro e la narrazione di tredici imprese del casato nell’imponente Sala delle Gesta.
Altra splendido castello è la Rocca Sanvitale di Fontanellato, risalente al 1124, quando i Pallavicino costruirono nel borgo la prima torre a scopo difensivo. Possiamo apprezzare arredi, dipinti, ceramiche e la Saletta di Diana e Atteone affrescata dal Parmigianino con lo sconto di un euro a persona sul biglietto adulti per il nucleo familiare, mostrando la tessera del Club.
Sempre a Fontanellato, possiamo visitare il Labirinto della Masone, praticamente il più grande labirinto vegetale del mondo, tracciato da oltre 200.000 piante di bambù. Il suo cuore è un inno alla bellezza, grazie alle architetture neoclassiche disegnate da Pier Carlo Bontempi che custodiscono e l’eclettica e curiosa collezione d’arte dell’editore Franco Maria Ricci. Ingresso a 15 euro anziché 18 con la tessera del PLEINAIRCLUB.
Rocche e campagne. Lo avevamo anticipato e lo sottolinea anche Giancarlo: “La Food Valley è un susseguirsi di magnifici castelli e fortificazioni sui colli a dominare la pianura. Uno tra i più belli è il Castello di Torrechiara, a Langhirano. È della metà del 1400 e praticamente è uno dei meglio conservati in Italia”. La cosiddetta “rocha altiera e felice”
fu nido d’amore di Pier Maria Rossi e dell’amante Bianca, che negli affreschi della Camera d’oro simbolicamente percorre tutte le terre dell’amato per poterlo ritrovare.
Notevoli anche le pievi e il Castello Pallavicino a Varano de’ Melegari, ma l’elenco potrebbe essere sconfinato, “E altri luoghi suggestivi ci aspettano quando parleremo della più grande ricchezza di questa terra, le sue eccellenze enogastronomiche, perché sono fortemente legate al territorio”, ci anticipa Giancarlo.
TIPICITÀ
“È davvero impressionante il numero di tipicità prodotte in questa zona e invidiate da tutto il mondo, molte delle quali a marchio Dop e Igp. Da ciò il titolo di Food Valley, una valle che ha Parma come capitale. Anche perché nel 2015 è stata eletta patrimonio dell’umanità Unesco come Città Creativa per l’Enogastronomia”, ci spiega Giancarlo. Una meta sempre più ambita da turisti e viaggiatori a caccia di prelibatezze.
In cima alla lista, naturalmente, ci sono due prodotti esportati, invidiati e vanamente imitati nel mondo: il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano.
“Aroma inconfondibile, sapore delicato, gusto unico. In una sola parola: il ‘Parma’”, anticipa Silvano. Affonda le sue radici nell’epoca Romana la fama del Prosciutto di Parma. Già nel II secolo a. C. Catone, nel suo De Agri Coltura, ne delinea la tecnologia di produzione, sostanzialmente identica all’attuale. Il processo di industrializzazione della produzione attuale ha infatti mantenuto intatte le caratteristiche tradizionali del prodotto, pur migliorando sensibilmente le condizioni igieniche.
Un inno alla tradizione anche per il Re dei Formaggi. “A differenza di altri formaggi pregiati, infatti, il Parmigiano Reggiano non può essere prodotto con processi industriali, ma viene ancora lavorato soltanto dalle mani esperte dei maestri casari, nella totale assenza di conservanti, come ai tempi che furono”, spiega Giancarlo. Le radici di questo prelibato alimento affondano nelle più dinamiche e tecnicamente avanzate aziende ecclesiastiche legate ai monasteri: le grance. Le tracce più antiche sulla produzione del Parmigiano sembrano quelle relative alla grancia di Frassinara, risalenti al 1305.
“Ma poi ci sono anche il Salame di Felino e il Culatello di Zibello”, aggiunge Giancarlo. “E la Coppa di Parma, il Cotechino e lo Zampone di Modena, la Spalla Cotta di San Secondo”, riprende Silvano, “Senza contare il Lambrusco e la Malvasia: non vorremo mica degustare a secco tutte queste specialità?”.
Ma potremmo aggiungere anche l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e di Reggio Emilia, il Fungo di Borgotaro (una qualità di porcino che cresce nei boschi della Val Taro e del Magra) e il Tartufo di Fragno.
Già sazi per l’ottimo e abbondante antipasto, oltre ai prodotti d’eccellenza rischiavamo di dimenticare le ricette tipiche, che le città della Food Valley e del resto dell’Emilia si contendono energicamente. “Sul ring della Via Emilia si combatte ancora oggi una sfida tra campanili della quale forse non tutti sono a conoscenza!” afferma Silvano con il suo sorriso coinvolgente.
CURIOSITÀ: L’EMILIA E LE DISFIDE DELLA FORCHETTA
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Terra di lunghe e aspre contese tra Guelfi e Ghibellini, l’Emilia. E di curiosi contenziosi per la paternità di alcune ricette tipiche, tra le più gustose d’Italia e del mondo. Ne è un esempio la disputa tra Modena e Bologna per la paternità dei tortellini.
Silvano racconta: “Secondo la tradizione, i tortellini sono stati inventati nella Locanda Corona di Castelfranco Emilia – dove oggi c’è anche un monumento al riguardo – dal proprietario, che avrebbe tratto ispirazione dall’ombelico di una nobildonna spiata dal buco della serratura”. Ma la leggenda non svela sotto quale giurisdizione si trovasse il borgo in quel momento.
Terra di confine tra Guelfi e Ghibellini, infatti, Castelfranco passava spesso di mano tra le due fazioni. Nella battaglia di Zappolino del 1325 i ghibellini modenesi inflissero una grave sconfitta ai guelfi bolognesi, resa epica nella Secchia Rapita da Alessandro Tassoni. Nel poema è Venere stessa a visitare la locanda nella Castelfranco riconquistata ai modenesi e a ispirare l’invenzione. Un mistero divino!
Ma se il fronte del Secchia è bellicoso, quello dell’Enza, più all’interno della Food Valley, non è da meno. Il fiume che separa le province di Parma e Reggio Emilia è stato oggetto di contesa in un’altra storica battaglia. Ce la racconta Giancarlo: “La leggenda narra che i parmensi avrebbero picchiato gli avversari così forte da lasciargli la testa quadrata, da cui il nomignolo di ‘teste quadre’. I reggiani però replicano che i nemici sono ‘bagoloni’, cioè bugiardi, e che sono i pidocchi a smussare gli angoli delle loro teste”.
L’arlìa, lo sfottò fra antagonisti, si ripresenta a distanza di secoli sui campi di calcio. Ma è nei locali dei maestri casari che si gioca la partita più difficile del derby dell’Enza, e lo ricorda il nome stesso del formaggio più famoso del mondo. Il Parmigiano Reggiano è di Parma o di Reggio? Nella lunga disputa si sono inserite anche ipotesi di origini piacentine e ferraresi.
Secondo alcuni il formaggio grana – chiamato parmigiano a Parma e reggiano a Reggio – sarebbe nato nei dintorni della città del tricolore, ma assunse il nome Parmesàn dal mercato dove trovava maggior fortuna. La storiografia degli ultimi anni ne attribuisce invece l’invenzione ai monaci benedettini e cistercensi nelle grance presenti in due territori: alla destra dell’Enza, tra Campegine, Calerno e Cadè, e a sinistra del Taro, nei pressi di Fidenza, Castelguelfo, Fontevivo e Fontanellato.
L’ipotesi non scioglie i dubbi: in quale grancia è stato prodotto per la prima volta il Parmigiano Reggiano? In fondo al piatto e al fin della contesa, lasciamo ai (cuochi) posteri l’ardua sentenza. Noi, intanto, mangiamoci su!
SILVANO ROMANI
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Con il suo sorriso, la sua simpatia e la sua straordinaria perizia, esperienza e professionalità, Silvano ci ha accompagnato nella prima parte del nostro viaggio nella Valle del Cibo. Non poteva andare meglio: non capita certo tutti i giorni di avere come guida Silvano Romani!
Attento selezionatore e fine degustatore di prodotti d’eccellenza, Silvano Romani è un vero punto di riferimento nel settore dei prodotti tipici e delle lavorazioni artigianali. Salumi, formaggi, vini e drogheria di alta qualità del territorio emiliano, ma anche delle migliori proposte artigianali a livello nazionale.
“Nelle mie salumerie”, ci racconta, “si può ancora respirare la tipica aria di bottega di un tempo. Siamo emiliani, e cerchiamo di dare un’accoglienza e un’attenzione tutta emiliana al cliente. Lo accompagniamo nelle scelte gastronomiche dall’antipasto fino al dolce”. Cuochi qualificati seguono meticolosamente tutti i passaggi della produzione, con grande attenzione per la qualità senza tuttavia sacrificare l’artigianalità del prodotto.
“Era il 1965 quando il mio papà Severino aprì la prima bottega a Parma, con mia mamma Bruna e mio fratello Ugo”. Da allora si sono succedute numerose aperture di negozi e salumerie. “Poi ho avuto un’intuizione: la vendita e la somministrazione del prodotto, ma anche la sua cultura, la spiegazione, l’approfondimento, dovevano essere proposte nel medesimo punto vendita”.
Questa evoluzione dell’attività ha portato all’apertura, nel 2014, del ristorante bistrot Degusteria Romani nel centro di Parma, e della ristobottega KM90 nel 2016. Quest’ultima, situata presso il casello autostradale di Fidenza, al Km 90 della A1, è una vera porta sulla Valle del Gusto. “Un luogo innovativo, ideale per una sosta all’insegna del buon cibo, dei migliori prodotti artigianali, DOP e IGP e delle più importanti e gustose tradizioni gastronomiche italiane”.
Al piano terra, la Ristobottega KM90 propone i prodotti della selezione Silvano Romani e dei migliori fornitori artigianali dell’Emilia Romagna, oltre alla somministrazione veloce di piatti pronti, taglieri e panini gourmet. Al primo piano, i cuochi del ristorante Emiliano preparano a pranzo e a cena le ricette della migliore tradizione gastronomica del territorio. Con la tessera del PLEINAIRCLUB c’è uno strolghino sottovuoto in omaggio per una spesa minima di 50 euro in Bottega. Inoltre, in promozione straordinaria fino al 31/12/2020, per ogni tagliere acquistato in Ristobottega c’è un cestino di torta fritta in omaggio.
I PRODOTTI DEI NEGOZI SILVANO ROMANI
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“Entrate, entrate pure. Vi aspetto alla ristobottega KM90 e nelle mie degusterie, prosciutterie e salumerie”. Silvano Romani ci invita nei suoi negozi. Davanti ai nostri occhi si para uno spettacolo che sfida gli appetiti delle forchette più robuste.
- Parmigiano Reggiano DOP e Parmigiano Reggiano di Montagna DOP di varie stagionature dalla Selezione Silvano Romani (e non solo), oltre a coltellini per grana, formaggiere e grattuge.
- Prosciutto di Parma DOP.
- Salumi locali di ogni tipo, come Culatta, Culatello di Zibello DOP, Salame di Felino IGP, Coppa di Parma IGP, Fiocco stagionato, Strolghino Selezione Silvano Romani, oltre a prodotti tipici di altre zone.
- Formaggi nazionali di alta qualità (Montasio DOP, Castelmagno DOP, Pecorino).
- Lambrusco e Malvasia della Selezione Silvano Romani e di altri fornitori locali come le Cantine Ceci, Gutturnio DOC, Sangiovese DOC e diversi altri vini, spumanti e liquori.
- Aceto Balsamico di Modena IGP e diversi tipi di condimento, funghi porcini secchi e in olio d’oliva, Olio EVO DOP e vari tipi di sottoli, mostarde, antipasti, composte e sughi pronti.
- Cioccolato al latte e fondente e confetture.
- Paste confezionate e fresche come Anolini, Tortelli, Passatelli, Tagliatelle e Cappelletti.
I MUSEI DEL CIBO DELLA PROVINCIA DI PARMA
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Se Silvano è una guida d’eccezione, non lo è certo di meno Giancarlo, coordinatore dei Musei del Cibo della Provincia di Parma. Nati con un progetto del 2000, le diverse strutture espositive si propongono di valorizzare i singoli prodotti che vengono “raccontati”, oltre all’economia e alla cultura locale, ma non solo.
“Vogliamo costruire un nuovo prodotto turistico, sviluppando itinerari enogastronomici che vadano a coinvolgere i luoghi di produzione tipica già ‘viventi’ sul territorio, soprattutto quelli più idonei per storia, processo e qualità. Vogliamo che questi luoghi, il territorio, la gente che lo abita e lo visita interagisca con i Musei stessi, con gli eventi che organizziamo e con gli itinerari enogastronomici”, spiega Giancarlo.
Tutti i Musei del Cibo della Provincia di Parma hanno riaperto dopo il lockdown e sono visitabili su prenotazione, usando i dispositivi igienici indicati dalle norme di sicurezza (mascherina e guanti). Noi siamo fortunati, non solo perché possiamo avvalerci delle spiegazioni di Giancarlo, ma anche perché con la tessera del PLEINAIRCLUB c’è il biglietto ridotto per l’iscritto e il nucleo familiare per tutti i Musei del Cibo.
Partiamo dalla struttura più giovane. Suprema delizia di questa terra modellata dal Grande Fiume, il Culatello racconta la sua storia nel Museo del Culatello e del Masalén a Polesine Parmense. “Un’antica tradizione legata al maiale nero di Parma, ai pozzi di acqua salata di Salsomaggiore e alla abilità dei masalén, i maestri norcini che ci hanno tramandato per generazioni la sapienza per la lavorazione di questo squisito salume”. Il Museo è situato lungo la sponda del Po nell’Antica Corte Pallavicina, residenza nobiliare del XV secolo che oggi accoglie un resort d’alta classe e un ristorante di prodotti rigorosamente locali.
A Soragna, uno storico e originalissimo caseificio a pianta circolare del 1848 accoglie il Museo del Parmigiano Reggiano. Strumenti e attrezzi d’epoca raccontano il miracolo della trasformazione del latte, che da otto secoli si ripete quotidianamente in questa terra generosa.
A Collecchio troviamo la Corte di Giarola, antichissima “grancia” benedettina dove in due percorsi espositivi rivive la tradizione agricola di altri due prodotti che, sposati insieme in mille ricette, rendono l’Italia famosa del mondo. Parliamo della pasta e del pomodoro. Il Museo della Pasta racconta la storia del grano, della sua coltivazione e trasformazione, con un intero pastificio dell’800. Il piatto principe della cucina italiana si gusta al ristorante della Corte. Il percorso espositivo del Museo del Pomodoro narra invece la storia di questo frutto delle Americhe e della sua straordinaria diffusione nel territorio parmense, ancor oggi leader nella trasformazione. Il tutto attraverso antichi macchinari e inattese curiosità, ovviamente all’insegna del pomodoro.
Allestito nella Rocca Sanvitale a Sala Baganza, posta al centro di colli coperti di viti, il Museo del Vino offre nelle sue cantine un viaggio affascinante alla scoperta del vino parmense, dai reperti di epoca romana agli attrezzi della viticoltura, dagli oggetti della cantina fino alla degustazione.
Un altro splendido maniero parmense da non perdere è il Castello di Felino, nell’omonima località. Sorto a difesa dei percorsi della Val Baganza già nel XII secolo, domina dal colle la pianura e offre un panorama suggestivo dalle sue torri e dai suoi loggiati. Il Cortile d’Onore dal fascino antico accoglie anche un ristorante di charme, aperto solo su prenotazione, ma non solo.
“In questo luogo che racconta molto del passato locale, ci sembrava giusto far rivivere la storia del Principe dei Salumi. Per questo le antiche cantine del Castello di Felino accolgono il Museo dedicato a una specialità talmente legata al territorio da portarne il nome”. Nel Museo del Salame di Felino possiamo imparare molto del Salame Felino, del maiale nero parmigiano, della cucina rinascimentale e dell’arte dei norcini unita alla sapienza degli artigiani che ancor oggi lo propongono.
Dopo il Principe dei Salumi, il nostro viaggio non poteva che concludersi a Langhirano con il Re, sua maestà il Prosciutto di Parma. “Non è un caso che il Museo del Prosciutto di Parma sia nato qui: questa è una zona d’elezione per la sua produzione. Il percorso nasce nella vasta struttura dell’ex Foro Boario, fra il centro storico di Langhirano e il torrente Parma”.
Al Museo del Prosciutto di Parma e dei Salumi Parmensi troviamo tutta la storia e il profumo del prosciutto, dal maiale al sale, dalla sapienza dei norcini alle antiche ricette fino alle tecniche di ieri e di oggi. E dopo la visita, ricca di curiosità inattese, la gioia dell’assaggio nella Prosciutteria del Museo e nel negozio dei prodotti del territorio.
“Non si può raccontare storia e vita di questi prodotti senza godere dei loro profumi e dei loro sapori”. Per questo i Musei del Cibo della Provincia di Parma sono più di semplici esposizioni, ma propongono percorsi esperienziali con degustazioni o proprio con un ristorante o un negozio interno.
Prima di salutarci, Giancarlo ci invita a visitare i Musei del Cibo della Provincia di Parma e ci ricorda che oltre allo sconto per la convenzione (biglietto ridotto per l’iscritto e il nucleo familiare), è attiva una fantastica promozione speciale con la tessera del PLEINAIRCLUB! Nei weekend fino al 30 settembre 2020 c’è lo sconto del 50% sulla visita guidata (10 euro anziché 20) a fronte di almeno due ingressi. Le visite ai Musei vanno prenotate.
CONCLUSIONE
Se non vuoi leggerlo, puoi ascoltarlo!
Ringraziamo di cuore le nostre due insostituibili guide, che ci hanno svelato i segreti della Food Valley e delle sue eccellenze enogastronomiche. Silvano e Giancarlo rinnovano l’invito a visitare i luoghi di questa parte dell’Emilia e le strutture che loro gestiscono per degustare in loco i prelibati prodotti di questa terra. Perché, e questa volta parlano all’unisono, “È solo provandoli sul territorio che possiamo conoscerli e apprezzarli appieno”.
E allora buon Prosciutto di Parma e buon Parmigiano Reggiano, buoni Salumi e prodotti del parmense, buona Valle del Cibo e… Buoni KM Italia!
