Quattro passi fra natura e storia
Lazio, Parco di Veio, Roma
Una facile passeggiata nel magico e misterioso territorio dove la campagna romana si stempera nella Tuscia e che prende il nome di Veio.
Quota massima 126 m
Difficoltà medio-facile, su sentieri e strade sterrate
Periodo consigliato autunno, inverno primavera
Percorso parzialmente segnato
Dislivello 196 m
Distanza 11,58 km
Tempo di percorrenza 3,15 h
Cartografia Carta escursionistica Parco di Veio
Informazioni www.parcodiveio.it

COME ARRIVARE Isola Farnese si raggiunge in meno di cinque minuti di automobile dal bivio sulla S.S. 2 Cassia in località La Storta. È collegata anche con i mezzi pubblici, con un autobus che parte dalla fermata La Storta della linea FL3 Roma – Capranica – Viterbo.
SOSTA CAMPER A Isola Farnese è presente un parcheggio sterrato senza servizi con una fontanella. Possibilità di sosta a pagamento con servizi presso GianDanA: Via Maria Domenica Brun Barbantini 3, S.S. 2 Cassia Km 15+000, località La Castelluccia; tel. 335 8120881. L’area si trova a 500 metri dalla stazione La Giustiniana della FL3, a una fermata da quella di La Storta.
ROADMAP Da Isola Farnese (120 m) per il sentiero 2 verso La Mola (85 m, +10 min.), l’area archeologica di Portonaccio (+3 min.), l’area archeologica del Foro (112 m, +5 min.), le cascate sul Torrente Crèmera o Valchetta (80 m, +40 min.), Ponte Sodo (73 m, +20 min.), l’area archeologica di Macchia Grande (122 m), la Cittadella o Piazza d’Armi (107 m, +35 min.), Via Prato della Corte e Isola Farnese (+30 min.).
DESCRIZIONE Ha un effetto straniante passare in pochi minuti dal traffico cittadino della Via Cassia al silenzio di Isola Farnese, medievale borgo murato, arroccato su una rupe tufacea. Il tempo di immergersi nella suggestiva oscurità della chiesina di San Pancrazio, densa di odori di legno, d’incenso, di polvere antica, e seguendo la segnaletica escursionistica ci avviamo alla volta di Veio. L’importante e difesa città etrusca – definita pulcherrima urbs, città splendida, da Tito Livio e grande quanto Atene secondo Dionigi – diede filo da torcere ai romani prima di cadere nel 396 a.C. per opera di Furio Camillo, dopo dieci anni di assedio.
In facile cammino arriviamo alla Mola vecchia, dove nel 1972 Franco Franchi e Ciccio Ingrassia facevano i fantasmi per rubare gli zecchini al Pinocchio di Comencini. Un ponticello scavalca la vertiginosa cascata sul Fosso Piordo e conduce all’ingresso dell’area archeologica di Portonaccio, dove per 4 euro si possono respirare atmosfere antiche in completa solitudine.
Il percorso segue ora una via cava verso la grande area archeologica del Foro, da dove arrivano undici delle alte colonne ioniche di Palazzo Wedekind a Roma, quello del quotidiano Il Tempo a Piazza Colonna.
La carrareccia si fa sentiero e sbuca su un prato con una grande quercia in sentinella sotto un cielo cobalto dove pascolano mandrie di nubi. C’intrufoliamo in tombe oscure e procediamo quindi per le Marmitte del Torrente Crèmera, che qui si apre la via fra alte e compatte pareti, creando pozze, cunicoli e cascatelle.
Torniamo brevemente sui nostri passi e seguendo l’ampio sentiero siamo proprio sulla verticale di Ponte Sodo. Facendo attenzione è possibile scendere lungo le scivolose sponde fino all’imbocco dell’oscuro cunicolo idraulico, scavato nel tufo dagli etruschi per facilitare il deflusso del torrente in piena.
Tornati sui nostri passi, una silenziosa carrareccia si dipana fra i campi dell’Agro veientano e siamo allo sperone della Cittadella, o Piazza d’Armi, ultimo baluardo a cadere sotto l’assedio romano.
Ancora mezz’ora di cammino, il cerchio si chiude e rientriamo nel paese natale di Gino Petazzoni. E chi era Gino Petazzoni? Colui che fu l’erede spirituale di Maria Pocchiola!
Battute queste ultime dell’esilarante sketch fra Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi e Totò nel film Sua eccellenza si fermò a mangiare (Mario Mattoli, 1961), girato proprio nel borgo di Isola Farnese.