NEL CASENTINO CON LA CAMPANA D’ORO – Storia e Leggende
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Il contatto diretto con natura e terreno conferiscono al Casentino un’atmosfera di pace quasi mistica. Del resto, qui ha trovato rifugio Dante Alighieri, ospite dei Conti Guidi durante il suo esilio da Firenze. E pare che qui, alle pendici del Monte Penna de La Verna, San Francesco abbia ricevuto le stimmate.
“Eppure il Casentino è stato sempre abitato”. Antonella ci ricorda infatti che il Museo Archeologico locale espone reperti fossili della fauna di circa 700.000 anni fa, oltre a prove della presenza umana nelle ere successive. “Per non parlare poi degli insediamenti etruschi! C’era un tempio importante a Pieve a Socana, proprio dietro l’attuale Chiesa di Sant’Antonino”.
Il periodo tra l’XI e la metà del XIV secolo ha visto sorgere importanti abbazie, come quella famosissima di Camaldoli all’interno del parco, ma anche i castelli di Romena, Porciano e Poppi. Sono tante le pievi romaniche da ammirare nella vallata, come quelle di Stia, Montemignaio e Sietina, la Propositura di Pratovecchio e quella di Bibbiena. E se forse non ci sono testimonianze dirette dei grandi pittori, le scuole dei loro discepoli sono state molto attive nella zona.
Pieve, chiese e castelli circondati dai boschi. “Questo non ha evitato che nei secoli nascessero storie e leggende”, interviene Gianfranco. “In fondo, il Casentino è una terra dove la natura è spesso ancora padrona”. Non è un caso se, fra le tante storie, qui è nata la leggenda del Badalischio. A pochi chilometri dal Passo della Calla ristagna un acquitrino chiamato Gorga Nera. Secondo la leggenda, a causa di alcune frane qui sarebbe stata liberata (e forse ancora si nasconde) una creatura mostruosa, simile a un serpente ma grande come un uomo, capace di paralizzare le prede col solo sguardo.
