Val Badia: collezione inverno-estate
Trentino Alto Adige, Dolomiti, Val Badia, Bolzano
Anche quando riapriranno impianti e piste da sci, non t’ispira intrupparti nella calca? Ecco due itinerari alternativi fuori dalla pazza folla, affascinanti tanto in inverno come in estate.
OSPIZIO DI SANTA DI CROCE
Quota 2.045 m
Difficoltà medio-facile su sentieri e strade sterrate, da evitare con forte innevamento, attenzione ai tratti ghiacciati
Periodo consigliato inverno ed estate
Percorso segnato
Dislivello 630 m
Distanza 15 km
Tempo di percorrenza 3,50 h
Cartografia Kompass 624 Alta Badia
Informazioni www.altabadia.org

ROADMAP Da San Cassiano (1.536 m) per il sentiero 15 fino all’Ospizio di Santa Croce (2.045 m, +2 h). Ritorno per il sentiero 13 (+1,50 h).
RIFUGIO PRALONGIÀ
Quota 2.109 m
Difficoltà facile su piani e pendii innevati
Periodo consigliato inverno ed estate
Percorso segnato
Dislivello 310 m
Distanza 7,82 km
Tempo di percorrenza 1,50 h
Cartografia Kompass 624 Alta Badia
Informazioni www.altabadia.org
ROADMAP Da San Cassiano in cabinovia a Piz Sorega. Poi da Utia Piz Sorega (2.002 m) per Utia de Bioch (2.079 m, +30 min.) e il rifugio (+30 min.). Ritorno per la stessa via (+50 min.).
COME ARRIVARE Entrambi gli itinerari partono da San Cassiano, raggiungibile con l’autostrada A22 con uscita Bressanone.
SOSTA CAMPER Camper Parking Odlina, Strada Ninz 49, La Villa; tel. 0471 844164, 339 5951687, www.camperparkingaltabadia.it, info@odlina.it. Con tutti i servizi e a pagamento.
DESCRIZIONE La montagna invernale, fuori dal chiasso multicolore delle piste, ha un fascino particolare, donato dal silenzio della candida veste.
Per raggiungere l’antico Ospizio o Santuario di Santa Croce, risalente all’anno 1484, lasciamo il frastuono della nervosa folla delle piste e in breve siamo nel silenzio della montagna, mentre una campana riverbera i suoi rintocchi e i fili d’erba frusciano nel vento.
Seguiamo nella solitudine il facile percorso, fra campi paglierini e vette spruzzate di bianco. Colate di ghiaccio ferreo chiedono attenzione e conducono ai profumi di un bosco di larici e cembri meno invernale della sua stagione.
Mentre il Monte Cavallo si eleva roccioso, simili a un villaggio russo spuntano i tetti dell’antico santuario, oggi rifugio per viandanti. Poche persone, ancora silenzio, in una natura quieta e addormentata.
Ricamiamo un anello in un bosco cinereo ma tiepido, disseminato del lavoro dei tagliaboschi. Sfioriamo malghe e masi ora immobili ed eccoci di nuovo a San Cassiano, in tempo per il pranzo.
Il panoramico Altopiano del Pralongià è invece un lungo prato, ferito dall’artificiale nitore delle piste. Fendiamo faticosamente la multicolore baraonda e attraversiamo un cannone sparaneve, lambendo un rifugio il cui nome è tutto un programma: Las Vegas. Al cospetto del signore di queste cime, il Gruppo Sella, siamo ora soli su una gelida e assolta carrareccia a oltre 2.000 metri di quota.
Contornato dalle altere crode del Piz de Lavarela e del Lagazuoi, dalla lama affilata del Sass de Stria e dal pinnacolo del Sassongher, avvertiamo che la baraonda del circo bianco nega e ferisce la montagna, fragile mondo di silenzio e solitudine.
Eppure con tutto il brutto degli impianti, qui la montagna è più tutelata e rispettata che in altri territori. I suoi abitanti sanno che è la loro ricchezza e stanno ben attenti a non sciuparla; in un necessario equilibrio fra lo sfruttamento, capace di renderla viva, e la sua tutela, promuovendo e stimolando la sua fruizione durante tutto l’arco dell’anno.
Al ventoso Rifugio Pralongià un elicottero offre voli turistici e noi gustiamo una sacher e un bombardino, prima di intraprendere la strada del ritorno.

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